LE STORIE DI BOTTEGA – ALICI NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE

Passeggio lentamente, in mezzo alle tante persone che camminano veloci, o addirittura corrono, lungo viale Dante, il cuore pulsante di Riccione.

L’autunno è appena iniziato, la pioggia torrenziale di stanotte ha decisamente rinfrescato l’aria. Il gran mantellone di nebbia che mi ha accolto al risveglio ha lasciato spazio ad un cielo azzurro, bellissimo.

Oggi è mercoledì, e come faccio ormai da mesi, è il giorno del mio appuntamento fisso: il pranzo in Bottega.

Se c’è una cosa che ho imparato venendo qui, è che le foto di Bottega non ingannano mai. Posso scegliere qualsiasi cosa, e il piatto finale sarà esattamente uguale a quello che ho visto in fotografia.

Sabrina mi riconosce e mi sorride, come sempre. Mi siedo al mio solito tavolo con vista sul viale, prenotato già da una settimana.

Pochi minuti e sto già gustando la selezione degli antipasti del giorno. Sempre nuovi, sempre freschi e sempre gratis.

Mentre sorseggio il mio calice di bianco, scorro il menù; qualsiasi cosa scelga di gustare, so per certo che non mi deluderà. Se c’è una cosa che ho imparato venendo qui, è che le foto di Bottega non ingannano mai. Posso scegliere qualsiasi cosa, e il piatto finale sarà esattamente uguale a quello che ho visto in fotografia.

Mentre scorro i nomi dei piatti, sento avvicinarsi Sabrina, che mi propone una nuova idea degli chef. Da quando ho scoperto la Bottega, ogni settimana mi capita di assaggiare qualcosa di nuovo.

Accetto con entusiasmo, senza chiedere di che cosa si tratti. Amo le sorprese.

“Ecco a te, Alici Reali. Panatura agli aromi come da ricetta di Bottega, un pizzico di Cipolle di Tropea su un letto di insalata e pomodorini confit. Buon appetito” mi dice Sabrina con un sorriso.

Mi trovo davanti un piatto a forma di fiore, dai petali color dell’oro. Il profumo della panatura mi chiama a sé, come il canto delle sirene di Ulisse.

La panatura, a base di pane grattugiato, per ottenere fritture dorate e croccanti, ha una lunga storia in Italia, forse anche a causa del mito che circolava nell’antichità attorno all’uso dell’oro in cucina. Un rimedio ridicolmente costoso e ovviamente disponibile soltanto nelle cucine dei re e di pochi fortunati mortali.

Tutti gli altri si dovevano accontentare del colore dell’oro: i poveri grattugiavano il pane e, aiutandosi con il rosso dell’uovo, creavano la panatura che, fritta nell’olio, si ricopriva di uno strato che ricordava il colore dell’oro.

Affondo la forchetta su una delle alici e la divido in quattro, dopodiché ne assaggio un pezzo. La panatura è stata una stupenda sorpresa. Leggera come la tempura orientale, gustosa come da tradizione italiana. Una vera chicca. Questo sì che è un piatto da re, altro che piatto povero!

Ho gustato ogni singola fetta, prendendomi tutta la calma del mondo. Vorrei fermarmi ancora per gustarmi uno dei dessert, ma il telefono squilla: È tempo di partire per Milano, mi aspettano due giorni di lavoro ininterrotto.

Sarò di nuovo a casa sabato sera. Magari deciderò di viziarmi ancora, prenotare una consegna a domicilio, e gustarmi finalmente anche il dessert che mi è mancato oggi.

Mi lascio alle spalle la Bottega, certo che tra una settimana ci rivedremo di nuovo. Una piacevole scoperta, che ormai è diventata parte essenziale della mia vita quotidiana. È così che mi hanno abituato alla Bottega: a riprendermi il mio tempo. E non oso contraddirli.